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STORIE DAL TMS – Andrea Scaranari

“Gran trail…”, suona esaltante ma un po’ minaccioso. Che non sarebbe stata una passeggiata si sapeva. L’Appennino non fa sconti, e questo l’avevo già imparato al Trail del Malandrino; del resto il roadbook del GTMS (a proposito, complimenti agli organizzatori per il piccolo capolavoro) parlava chiaro…Altimetrie non proibitive (la quota media del percorso non è particolarmente elevata, e solo una volta si superano i 2000 metri) ma dislivelli complessivi davvero notevoli, e finale col botto: discesona spaccagambe, ma non prima di aver scavalcato un severo Monte Autore seguito da una generosa scia di balze e strappetti.

Ma se su un grafico cerchi ritmi e strategie di gara, nella realtà della montagna troverai fatica, emozioni, commozione, imprevisti, a tratti solitutidine (quella “positiva”, che ti fa ritrovare te stesso). E, almeno in questa occasione, tanta sete. “Si corre di notte, in montagna: questo litro d’acqua da far sballottare sugli spallacci sarà una inutile tortura, e poi con tutti quei ristori…”: non sarò stato l’unico ad averlo pensato nei giorni precedenti la gara, e poi ti trovi invece a stramaledirti per non aver portato con te una soft flask in più! La lingua a penzoloni del nostro cane ansimante mentre si andava verso il raduno atleti a Subiaco, avrebbe dovuto mettermi in allarme…

Ad ogni modo, gara splendida con un percorso vario, paesaggisticamente affascinante e adatto a tutti: perdi il conto di quante volte passi dalla traccia nervosa che si snoda nel bosco, alle ampie pendici erbose costellate di rocce dai profili più disparati, alle carrarecce che attraversano pianori e dolci avvallamenti, alle interminabili faggete senza spazio e senza tempo (non è un’iperbole poetica…se lasci il tracciato e ti ci addentri non ti ritrovano più!). I passaggi “tecnici” sono pochi e gestibili, e presidiati da personale del soccorso alpino. E a dirla tutta, angeli custodi di forestale, protezione civile, soccorso alpino, guardiaparco, li trovi con una certa frequenza lungo quasi tutto il percorso (in aggiunta ai punti di ristoro prestabiliti), e tutti molto attenti alla gara e disponibili ad aiutare gli atleti in ogni modo.
E’ una di quelle gare che accontentano tutti: dal forte atleta di specialità, che potrà spingere forte ma dovrà mostrare tutta la sua abilità nel gestire e “leggere” la gara (il rischio di andare “fuori giri” è sempre presente), all’amatore che può accostarsi all’ultratrail sapendo di non incontrare ambienti “estremi”. Oltre al fascino ed al valore sportivo che questa gara ha di per sé, credo possa rappresentare un ottimo test di preparazione o “lungo di avvicinamento” in vista delle gare “XXL” nazionali ed internazionali del calendario estivo: non mi stupirei se nei prossimi anni trovasse molte adesioni di “top trailers”.

Voto all’organizzazione: 9/10. Tutto curato fin nei minimi dettagli, dal sito internet alla procedura di iscrizione, dal pacco gara (simpatica, e corretto nei confronti degli sponsor, anche l’idea di inserire il “buono gadget” da andare a ritirare presso gli stand Vibram e Gore-tex), dal controllo materiale alla festosa area partenza a Subiaco (bella la “chiamata nominale” dei singoli atleti in griglia di partenza), dai tanti e ben gestiti punti di ristoro lungo il percorso all’accogliente ed affollatto “villaggio-trail” allestito a Monte Livata (punto di partenza e di arrivo di tutte le altre gare della manifestazione, nonché traguardo del GTMS). Onnipresente e sempre disponibile l’amico Marco d’Innocenti. Aspetto il “live gara” on-line (o, in alternativa, un buon aggiornamento classifica e ritirati a Monte Livata da monitor o via speaker), e un pasta-party finale meno piccante (o almeno un’opzione “peperoncino-free”) per assegnare il mio personale “10 e lode”!

Momenti speciali di un’avventura indimenticabile:
1) l’arrivo notturno in prima posizione al ristoro di Campo dell’Osso: famiglie con bambini e appassionati lungo il percorso già 200-300 metri prima della postazione, tifo da stadio, volontari che si affaccendavano intorno a me manco fossero loro a dover ripartire. Irripetibile.
2) le croci ai lati della strada del santuario della SS. Trinità: apparizioni silenziose, che raccontano storie che ti arrivano assordanti nel silenzio della notte, storie di fede e di speranza. Toccante.
3) la dolce crudele interminabile discesa tra boschi e radure dopo Monte Cotento. Solo, nella magia di faggete sconfinate, a passare da morbidi tappeti di foglie a carrarecce di umida terra profondamente solcata. Quasi solo: sguardi curiosi di qualche mucca, muggiti indispettiti di un paio di tori. E correre, con la testa perché fosse per le gambe non faresti un passo in più; correre per onorare la gara e la montagna che mi accoglie, perché al traguardo mia moglie e mio figlio che mi aspettano chissà da quanto, e dietro a me gli altri premono e so che non si rispiarmeranno (sul sentierino “a doppio senso” dell’ultima vetta avevo incrociato Maria Chiara Parigi che aggrediva la salita con buona gamba…). Ci tornerò in quei boschi, perché devo ancora affondare le mani in quel tappeto di foglie, perchè voglio giocare a nascondino con mio figlio dietro quei tronchi, perché voglio riprovare lo stupore di correre quasi sull’orlo di un “cratere carsico” inaspettato. Perché già mi mancano da morire. Magico.
4) la premiazione a Monte Livata, sotto lo sguardo pieno di orgoglio di Sabrina, Leandro e Nana (lei magari senza orgoglio, ma con tutte le altre belle e ricche emozioni di quadrupede pelosona), con le autorità locali che mi consegnano un trofeo veramente bello (una tegola dipinta a mano con il logo dell’evento ed il risultato ottenuto) e ricchissimi premi offerti dagli sponsor (nel mio caso Salomon). Gratificante.
Un abbraccio a tutti i volontari. Grazie e al prossimo anno!

Andrea Scaranari – Terzo classificato assoluto GTMS 2015

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