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STORIE DAL TMS – Maria Novella Sbaraglia:

l’Armonia di questo Trail!

“Ma la vedi come è bella la luna stanotte, così carica di luce? E i profili delle nostre montagne? Ora blu scuro, poi dall’alba tutte le sfumature della natura inizieranno a colorarle.

Andando ad allestire il campo base di Filettino, mentre pensavo alle mille e mille situazioni, sentivo le emozioni degli atleti partiti di notte verso i 90km, e poi percepivo già la stanchezza di molti di noi, di coloro che per questo Trail dei Monti Simbruini, in silenzio, mettono tutta l’anima che hanno.

C’è sempre un motivo per cui si fanno certe cose. Anche se spesso non lo sai. Questa forza dentro che ti spinge a voler correre di notte in solitaria, o quella spinta che ti avvia per km di sentieri per portare un ristoro nel posto più impensabile della montagna, o quella fiducia che ti fa andare oltre le fatiche e le polemiche.

Se c’è una cosa che mi piace di questo Trail è l’armonia che bisogna sentire per viverlo bene.

Se lo corri, vivi mille passaggi diversi, dalle alte vette alle valli più profonde, dai passaggi assolati all’ acqua che balza, e non saprai mai quante tracce di cervi, caprioli e lupi che si inseguivano avrai tu stesso rincorso.

Se lo organizzi, potresti arrivare a odiare la stanchezza che ti sovrasta, potresti arrivare ad alzare la voce col tuo compagno, che poi sta lontano da te 2 valli, 2 vette, 1000 m di dislivello e qualche ettaro di faggeta, quindi anche se volessi urlare non ti sentirebbe. Se lo organizzi ti prendono tanti dubbi, ma hai così tanti ritmi diversi da gestire, che nel frattempo avrai accolto come un amico l’atleta, scambiato brevi ma chiare info con la centrale operativa di sicurezza, allestito la logistica di una vivace o di una solitaria postazione, senza considerare che ogni momento che passa le tue energie ti ricordano che sei umano, avrai nominato cento luoghi del Parco e contato parecchi pettorali, anche se avresti preferito chiamare ogni atleta per nome e non per numero. Avrai scoperto che esiste ancora un altro imprevisto, avrai ascoltato l’ennesima incredibile richiesta, e alla fine, quando ti ritrovi a smontare il campo gara, ti rendi conto che le tue tracce sono diventate sentieri di tanti. E se perdi l’equilibrio non riesci a goderti il motivo per cui hai deciso, nonostante tutto, di essere lì.

Sei un atleta e corri in equilibrio sui sassi, ciottoli e rami. Sulle pendici del Viglio e del Tarino, lungo la discesa del Crepacuore e la salita dell’Autore. Quel vento ti sostiene, e lo sai che l’alba c’è ogni giorno ma anche oggi ne rimani stupito. Sei un atleta sempre e comunque, anche quando le forze o qualcuno ti impediscono di andare avanti.

Sei quell’organizzatore che ti vede atleta. Sei emozionato, monitori la postazione dove passeranno, ascolti gli scambi radio, vivi i momenti con passione e cerchi di coccolare chi arriva da te. Poi c’è il momento in cui li vedi arrivare, convinti di proseguire e sai che devi fermarli. Ho bisogno di spiegarglielo a loro, che scandire i loro passi con l’orologio non è piacevole, non è confortante sapere che quando arriveranno sul filo della barriera oraria o poco dopo gli dovrai dire, osservando i loro occhi stanchi ma speranzosi, che no, non possono continuare. Che non possono continuare perché c’è la legge della montagna e della natura, che certi ritmi li ha scanditi da milioni di anni, non possono perché dietro a tutto quello ci sono altre Persone, che coordinano ogni passo e sanno che quel minuto cambia tante situazioni anche a km di distanza, che non possono nonostante io sappia lo sconforto che provano.

E’ il compito più difficile, rimanere in equilibrio, tra il voler andare e il dover rimanere, tra sentire il proprio cuore e aver fiducia nell’altro. Siamo tutti atleti, chi non ha potuto concludere la traversata nelle 24h, l’ha realizzata già dal momento in cui ha deciso di intraprenderla.

E’ però il compito più bello: ascoltare l’armonia del trail, quel misto di cuore testa e gambe, di natura e tecnologia, di passi silenziosi nel cuore della notte, risate appassionate e anche qualche parola di troppo.

Non faccio i nomi di coloro che voglio ringraziare, ma ringrazio le loro azioni. Non hanno bisogno della vetrina dei social media, chiunque voglia sinceramente riconoscere il vero lavoro, lo può fare anche solo osservando con occhi propri ciò che è stato fatto.

E tutto questo non è da dimenticare mai: ogni sguardo, ogni mano aperta, ogni parola e soprattutto ogni azione…fanno dei Monti Simbruini una lunga storia da raccontare a passo di trail. ”

Maria Novella Sbaraglia – Staff e responsabile di gara TMS

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